
Written by

Andrea Marampon

Section
SERVATI e il futuro della manifattura calzaturiera
Nel secondo episodio del nostro podcast, in cui esploriamo il futuro dell’umanità attraverso startup e aziende innovative che lo stanno costruendo, siamo andati a Casarano, in provincia di Lecce per intervistare Matteo Di Paola e Marco Primiceri, fondatori di SERVATI.
SERVATI è un brand nato nel distretto calzaturiero pugliese che unisce artigianato e stampa 3D per creare sneakers futuristiche e sostenibili, progettate per essere smontate, riciclate e ridefinire i confini della moda contemporanea.
Un’industria ancora legata a un modello lineare
Il sistema produttivo dell’industria della moda, e in particolare quello delle calzature, si basa ancora oggi su una logica prevalentemente lineare che presenta limiti strutturali sempre più evidenti sia dal punto di vista ambientale che industriale. La realizzazione di una scarpa implica infatti l’utilizzo di molteplici materiali eterogenei, spesso assemblati attraverso colle e processi irreversibili, che rendono estremamente complesso il disassemblaggio e, di conseguenza, il recupero a fine vita. Questo si traduce in un ciclo produttivo inefficiente, in cui il prodotto è destinato a diventare rifiuto dopo un periodo relativamente breve di utilizzo, contribuendo in modo significativo all’accumulo di scarti e alla dispersione di risorse.
A questo si aggiunge una struttura produttiva altamente frammentata e globalizzata, caratterizzata da supply chain lunghe e difficili da controllare, che aumentano l’impatto ambientale complessivo e introducono ulteriori vulnerabilità legate a instabilità geopolitiche, costi logistici e inefficienze operative. In questo contesto, la necessità di ripensare non solo i materiali, ma l’intero modello di progettazione e produzione, diventa sempre più urgente.
SERVATI: ripensare la scarpa come sistema
È proprio all’interno di questo scenario che si inserisce SERVATI, una realtà nata nel distretto calzaturiero pugliese che propone un approccio radicalmente diverso alla manifattura delle calzature, fondato sull’integrazione tra design digitale, stampa 3D e principi di economia circolare. L’elemento distintivo di SERVATI non risiede unicamente nell’adozione di tecnologie avanzate, ma nella ridefinizione del prodotto stesso, concepito fin dall’origine come un sistema modulare e disassemblabile.
A differenza delle calzature tradizionali, progettate come oggetti monolitici, le scarpe SERVATI sono strutturate in componenti separabili, ciascuna con una funzione specifica e pensata per essere sostituita, aggiornata o riciclata in modo indipendente. Questo approccio consente di estendere significativamente il ciclo di vita del prodotto, riducendo al contempo la necessità di produrre nuove unità complete e limitando la quantità di rifiuti generati.
Il ruolo della stampa 3D e della produzione on-demand
La stampa 3D rappresenta un elemento abilitante fondamentale in questo modello, in quanto permette di realizzare componenti complessi con elevata precisione, riducendo gli scarti di produzione e rendendo possibile una manifattura on-demand. Questo significa che le scarpe possono essere prodotte solo quando necessario, eliminando gran parte delle inefficienze legate alla sovrapproduzione e alla gestione delle scorte invendute, che costituiscono una delle principali criticità del settore moda.
Inoltre, l’utilizzo della stampa additiva apre la possibilità a nuovi livelli di personalizzazione, sia in termini estetici che funzionali, consentendo di adattare il prodotto alle esigenze specifiche dell’utente senza introdurre complessità aggiuntive nel processo produttivo. Questo rappresenta un passaggio rilevante verso un modello in cui la produzione non è più standardizzata e rigida, ma flessibile e adattiva.
Dal fine vita al ciclo continuo
Un aspetto centrale del progetto SERVATI riguarda la gestione del fine vita del prodotto, che non viene più considerato come un punto terminale, ma come una fase intermedia all’interno di un ciclo continuo. Le scarpe sono infatti progettate per essere facilmente disassemblate, permettendo il recupero dei materiali e il loro reinserimento nel processo produttivo. In questo modo, il concetto stesso di rifiuto viene progressivamente superato, lasciando spazio a una logica circolare in cui le risorse mantengono il loro valore nel tempo.
Le implicazioni di questo approccio sono molteplici e si estendono oltre il singolo prodotto. Da un lato, si riduce la dipendenza da materie prime vergini e si limita l’impatto ambientale complessivo del sistema produttivo; dall’altro, si apre la strada a nuovi modelli di business basati sulla relazione continua con il cliente, come servizi di aggiornamento, sostituzione dei componenti e programmi di restituzione e riciclo.
Guarda l'episodio completo (Ep. 2):
