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Andrea Marampon

Nel primo episodio del nostro podcast, in cui "esploriamo il futuro dell’umanità attraverso startup e aziende innovative che lo stanno costruendo", siamo andati da Circular Materials per intervistare il CEO Marco Bersani, scienziato dei materiali con laurea e dottorato nel settore.
Circular Materials sviluppa una tecnologia proprietaria basata sulle proprietà dell’acqua supercritica per recuperare materie prime critiche dalle acque reflue industriali.
La startup ha raccolto oltre 10 milioni di euro ed è tra i 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione Europea per il Critical Raw Materials Act.
In questo episodio esploriamo il futuro della gestione delle risorse, fondamentali per tecnologie come smartphone, computer e transizione energetica, immaginando tre scenari possibili nel 2050: utopico, distopico e realistico.
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Circular Materials e il futuro delle risorse
Il sistema economico contemporaneo si fonda su un presupposto sempre più fragile: l’accesso continuo a materie prime critiche.
Metalli come nichel, cobalto, rame e oro sono alla base dell’elettronica, delle infrastrutture digitali e delle tecnologie per la transizione energetica. Tuttavia, la loro disponibilità non è distribuita in modo uniforme: la produzione è concentrata in pochi Paesi, mentre intere aree industriali, tra cui l’Europa, dipendono in larga parte dalle importazioni.
Questa configurazione espone le filiere a rischi sistemici: instabilità geopolitica, volatilità dei prezzi, interruzioni nella supply chain. A ciò si aggiunge un problema strutturale: il modello estrattivo tradizionale è intrinsecamente lineare e ad alto impatto ambientale.
In questo contesto, il concetto di circular materials non rappresenta semplicemente una soluzione sostenibile, ma un cambiamento di paradigma industriale.
Circular Materials si inserisce esattamente in questa transizione, proponendo un approccio alternativo alla produzione di materie prime critiche: il recupero diretto da flussi di scarto industriale.
La tecnologia sviluppata dall’azienda, denominata SWaP, sfrutta le proprietà dell’acqua in condizioni supercritiche per separare i metalli disciolti nei reflui industriali. In queste condizioni — oltre i 374°C e 221 bar — i metalli precipitano sotto forma di polveri pure, permettendo un recupero con efficienze superiori al 99%.
Il risultato non è solo il recupero di materiali ad alto valore, ma la trasformazione di un flusso di scarto in una nuova fonte di approvvigionamento.
Questo approccio ha implicazioni profonde.
Riduce la dipendenza da attività estrattive, limita l’impatto ambientale e contribuisce alla costruzione di filiere più resilienti e autonome. Non a caso, l’Unione Europea ha riconosciuto Circular Materials come uno dei progetti strategici nell’ambito del Critical Raw Materials Act, un’iniziativa volta a rafforzare la sicurezza delle risorse entro il 2030.
Ma l’aspetto più rilevante non è solo tecnologico. È sistemico.
Passare da un modello lineare, estrazione, utilizzo, smaltimento, a uno circolare significa ripensare il concetto stesso di risorsa. Non più qualcosa da prelevare, ma qualcosa da mantenere in circolo il più a lungo possibile.
In questo senso, Circular Materials non è solo una startup.
È un esempio concreto di come l’innovazione possa intervenire su uno dei nodi più critici del futuro industriale globale.
Ed è esattamente questo il tipo di realtà che analizziamo nel nostro podcast.
Uno spazio in cui esploriamo, con approccio critico e approfondito, le tecnologie, le aziende e i modelli che stanno ridefinendo il futuro dell’umanità.
Non come visione astratta.
Ma come trasformazione già in atto.
Guarda l'episodio completo (Ep. 1):
